BOLIVIA - La città di Potosi, chiamata anche "Cerro rico" o Colle ricco
è situata nella parte
orientale della Cordigliera delle Ande (è considerata la
città più alta del mondo, 4.300 mt). E' stata dichiarata nel 1987
Patrimonio Mondiale dell'Umanità; In seguito alla ricchezza generata
dallo sfruttamento delle miniere, vennero costruiti vari edifici di
stile barocco, dei quali il più importante è la "Zecca di Potosi",
inoltre figurano il teatro
Municipal Modesto Omiste, una diecina di chiese e molte case
coloniali.
ATTIVITA’
SOCIO ECONOMICA DI POTOSI - Nel Dipartimento di Potosi, si trova il
“Colle ricco di Potosi” di
tradizionale ricchezza mineraria (oro, argento e stagno), il quale
caratterizzò la zona con totale dedicazione alla esplorazione
mineraria: naturalmente le ricche vene del minerale si esaurirono,
quindi la popolazione dedicata a questa attività dovette lasciare lo
sfruttamento delle miniere che producevano solo perdite per lo stato
o per i proprietari. Il clima della zona non permette lo
sviluppo di un’attività agricola o di pastorizia che possa
rimpiazzare la produzione mineraria. La produzione
agricola si riduce a patate, tuberi, papalisa, quinua, fave e nella
attività pastorizia è caratteristica l’allevamento di lama, alpaca,
vigogna e guanaco; naturalmente l’attività sia pastorizia che
agricola è molto limitata ed è una produzione familiare destinata in
maggior parte all’autoconsumo e minimamente per il mercato; E’ in
definitiva un sistema di produzione di sussistenza e tradizionale.
Come conseguenza dell’esaurimento delle miniere, la chiusura delle
stesse, il licenziamento massiccio dei suoi lavoratori, la
popolazione potosina ha visto impoverirsi le proprie entrate, questa
situazione si è acutizzata ancor più negli ultimi anni, in
conseguenza di fenomeni naturali come: siccità, gelate, grandinate
etc… che hanno causato la perdita della piccola produzione e le
famiglie potosine si ritrovano totalmente impoverite. Prima di
questa situazione, le famiglie contadine del nord di Potosì,
cominciarono una migrazione verso le principali capitali del paese,
questa migrazione temporale si è convertita attualmente in
un’attività fluttuante quasi permanente di differenti gruppi di
potosini che vanno e ritornano poi nei loro luoghi d’origine.
Nella maggioranza le donne non parlano spagnolo bensì il proprio
dialetto quechua o aymara.
|